Premessa

Hai mai provato un detox1 dai gingilli tecnologici che ti circondano? Oppure sei così talmente immerso in un mondo vibrande, veloce ed iperstimolato da non riuscire a staccarti? Hai potuto sperimentare la temporanea assenza di quegli artefatti digitali e hai percepito la sensazione di disagio che ne deriva? A quale sottoinsieme di pensiero appartieni: a quello del «è così, senza chiedersi altro» oppure quello più critico e riflessivo?

Ci siamo ammalati del mito del controllo totale. L’idea di poter governare ambienti e contesti che appagano la sensazione di controllo e supremazia, gratificando il nostro ego dominante. Da qui nasce la tendenza a delegare a elementi esterni, sensoriali, la responsabilita della notifica a sistemi automatizzati che operano su percorsi decisionali descritti da catene di condizioni (IF‑THEN) del sé tecnologico.

La dipendenza

Siamo in una gabbia sempre più fitta di interconnessioni, dipendenti da un’esterno che influenza il nostro pensiero e il nostro lavoro in un contesto cloud, anestetizzandoci davanti a una inteligenza artificiale atrofizzante.

Bisogna riconquistare le zone che gli algoritmi hanno colonizzato, avvalendosi della incommensurabile capacità umana e della forza cognitiva.

Perdita del controllo

Sembra tutto facile ma, si basa su assunti che rafforzano un pensiero le cui fondamenta sono destrutturate: un mix di percezione del possesso delle informazioni (cloud), la cui disponibilità è resa possibile con una facilità impressionante, al di là dei confini geografici e temporali, e sostenuta da un’apparente crittografia farlocca.

Persone, aziende e nazioni hanno perso il controllo dei dati, esponendosi inconsapevolmente a una sorveglianza globale.

Globalizzazione catastrofica

Considera lo spazio, inteso come universo digitale, un luogo in cui la distanza è oggettivamente relativa e l’attività umana può svolgersi senza ostacoli perimetrici con la narrativa dei mercati aperti.

Il «mercato comune» che promette una crescita infinita grazie all’abattimento delle barriere territoriali e all’armonizzazione degli standard; in realtà, si tratta di una chimera: la religione dell’arricchimento di pochi e dell’asservimento di molti, che conduce inevitabilmente a una globalizzazione catastrofica.

La perdita del pagabile a vista al portatore

Dal gennaio 1999 si è gradualmente eliminata la libertà di detenere una banconota recante la dicitura «pagabile a vista al portatore». Questa silente modifica è solo la prima fase di una trasformazione più profonda che porterà all’utilizzo rigoroso della blockchain, il cui obiettivo sarà quello di registrare in una prima nota digitale tutti i movimenti della banconota in forma digitalizzata fin dalla sua genesi.

La nuova burocrazia digitale

La modernità ha trasformato la nostra capacità di pensare in una mera parentesi di produttività alla rincorsa di sterili numeri, sacrificata sull’altare di una burocrazia digitale che si auto‑riproduce e si propaga come un virus.

Questi aggiustamenti, più che risolvere problemi, fungono da barriere condizionali (IF) inserite in ogni fase dell’esistenza umana, dal primo respiro fino all’ultimo. Così, anziché ampliare la libertà intellettuale, la tecnologia erige un labirinto di regole artificiali che omologano gli ideali a un’estetica sterile, cancellando la spontaneità e la profondità dell’esperienza umana.

Vai oltre le foto

  • ynet 26/01/2026. Buon lavoro, Handela: Netanyahu ha coperto la telecamera mobile - e ha causato una tempesta nel mondo arabo, approfondisci.

  • Corriere della Sera 16/06/2022. L’ossessione di Zuckerberg per la privacy: copre webcam e microfono con il nastro adesivo, approfondisci.


  1. Detox digitale è una pausa volontaria e consapevole dall’uso di dispositivi ed assistenti elettronici (smartphone, tablet, smartwatch, auto connessa, ecc.) e dai relativi servizi online (social media, notifiche push, streaming continuo). ↩︎